Associazione Amici della Brigata Ebraicain memoria e a riconoscenza del contributo ebraico alla liberazione dei territori della Romagna dal giogo nazi-fascista |
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Riolo Terme10-11 aprile 1945, lo sfondamento del fronte sul fiume Senio |
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Riolo dei Bagni (oggi Riolo Terme) 27 marzo 1945, i ragazzi del gruppo di combattimento “Friuli”, schierati sul fronte del Senio si accorgono che il reparto Indiano che aveva tenuto la linea alla loro destra è stato sostituito da truppe fresche che parlano una lingua incomprensibile, vestono l’uniforme inglese, ne portano l’elmetto a padella, e hanno cucito sulla manica del “Battle dress” uno strano distintivo bianco e azzurro con una stella a sei punte gialla. Qualcuno chiede chi diavolo sono? Gli rispondono che sono ebrei; terranno il fronte a est del gruppo di combattimento italiano a destra di Villa San Giorgio in Vezzano, a sud di Cuffiano, piccola frazione del comune di Riolo sulla statale che porta al capoluogo. Il comandante della Brigata Ebraica (così si chiama il reparto appena entrato in linea) è il Brigadiere Generale Ernest Frank Benjamin di origine ebraica, canadese. Gli avversari sia per gli italiani del Friuli che per gli uomini della Brigata Ebraica sono i paracadutisti della IV Fallschirmjagher division del Generale Trettner, per l’esattezza l’11° reggimento, in linea su quel tratto di fronte dal 25 di febbraio, che fin da subito ha fatto sputare letteralmente sangue al gruppo Friuli, in alcune cruentissime puntate offensive. Compito della Brigata Ebraica in questo settore è di sostenere in maniera autonoma, sulla destra, l’attacco del gruppo di combattimento Friuli nei giorni dell’offensiva per forzare il Senio e aprirsi la via per Imola; operazione fissata per il giorno 10 di aprile denominata “Pasqua”. Nei piani l’87° e l’88° regg. del Friuli debbono guadare il fiume e occupare il caposaldo di casa Guarè e l’Abbazia a est di Riolo, tagliare la strada per Castel Bolognese e successivamente liberale Riolo e avanzare verso Imola. La Brigata Ebraica con la prima e la seconda compagnia dovrà guadare il Senio a est di Cuffiano, occupare il mulino Fantaguzzi, liberare Cuffiano, tagliare la statale che porta a Riolo dei Bagni e procedere poi per Ossano e monte Ghebbio, agirà in supporto come nucleo del genio sminatori la compagnia 643 della Brigata. Ore 4 del giorno 10 aprile: le batterie del gruppo di combattimento Friuli, della brigata Ebraica, dell’11° semoventi britannico aprono un fuoco d’inferno sugli obiettivi tedeschi al di la del Senio. La valle è illuminata a giorno, il fuoco si fa via via più intenso. Alle 4,25 aprono il fuoco anche i mortai pesanti e le mitragliatrici di grosso calibro, pochi minuti prima dell’assalto si sparano centinaia di granate fumogene, per coprire i guadi attraverso i quali si lanceranno i raparti assalitori. Alle ore 4,30 il “Palestine Regiment”, preceduto dagli sminatori della 643° compagnia, guada il Senio di fronte al mulino Fantaguzzi, ma il fuoco intenso delle mitragliatrici e dei mortai lo inchioda quasi subito. Solo un reparto riesce ad avvicinarsi alle rovine del mulino Fantaguzzi, sul far del giorno, un plotone si trova a ridosso del mulino diroccato, dal quale continuano a partire raffiche rabbiose. L’ufficiale al comando lancia sul ridotto tutte le bombe a mano che ha, mettendo a tacere la mitragliatrice, poi con i suoi uomini si lancia sulla postazione tedesca sparando all’impazzata. I parà superstiti si arrendono ed escono dall’edificio, urlando: “Kamarad, Kamarad”, con le mani alzate, circondati ormai da tutta una compagnia di ebrei. I Tedeschi che al contrario dei soldati Italiani, conoscono bene il significato della stella a sei punte cucita sulle divise avversarie, sanno come sono trattati gli Juden nell’Europa occupata dai nazisti, iniziano a tremare come foglie pensando che gli Ebrei si sarebbero vendicati su di loro. Naturalmente non c’è nessuna vendetta e i prigionieri usati come barellieri per i feriti sia ebrei che tedeschi, vengono fatti ripassare il Senio, verso la prigionia. Alle ore 12 gli edifici del mulino Fantaguzzi sono saldamente in mano al Palestine Regiment, ma la situazione si fa più critica di minuto in minuto. Gli uomini del Friuli sono stati intanto respinti dalla Badia e a Casa Guare’, a costo di un numero altissimo di morti e di feriti. I parà dell’11° sono decisi a ricacciare gli occupanti del mulino Fantaguzzi di là dal Senio. I mortai e le mitragliatrici si concentrano sulle rovine dell’edificio, chi osa alzare la testa viene freddato dai cecchini germanici. Ci sono tentativi di riconquistare il mulino, ma i bren roventi dei difensori e l’artiglieria della brigata che spara di là dal Senio li rendono vani, così la prima e la seconda compagnia tengono in scacco i Tedeschi per tutto il pomeriggio, senza per altro poter fare un passo in avanti. La notte fra il 10 e l’11 aprile, per i plotoni asserragliati intorno e dentro il mulino Fantaguzzi, è interminabile, i Tedeschi però non sparano più. La mattina dell’11, pattuglie esploranti, precedute da nuclei di due o tre sminatori, entrano cautamente a Cuffiano, accolti con gioia dai pochi abitanti rimasti, il nemico, con il favore delle tenebre, si è ritirato. Subito si stabilisce un contatto con i reparti del gruppo di combattimento Friuli, che nel frattempo, sono entrati a Riolo in festa. Almeno una pattuglia della Brigata Ebraica entra nel capoluogo con i friulini, che nel pomeriggio dell’11 e nella mattina del 12 aprile, arrivano in forze a Riolo. Cuffiano è saldamente in mano alla Brigata Ebraica, ma la situazione a nord della frazione non è ancora risolta, occorre occupare Ossano e Monte Ghebbio dai quali il nemico spara ancora sulla statale. Spetta al battaglione del maggiore Max Cohen, di Haifa, compiere l’impresa, sotto il fuoco di almeno due mitragliatrici tedesche in postazione sul Ghebbio Q. 241. I plotoni si alzano dai fossi e dai ripari intorno a Cuffiano, Q. 72, e alla “Fonte” e di corsa avanzano a ventaglio verso gli obiettivi lontani, le mitragliatrici e i mortai tedeschi iniziano a sparare all’impazzata, i soldati si gettano al riparo o semplicemente a terra, le mitragliatrici smettono di sparare, il reparto si alza e corre in avanti, ma le mitragliatrici ricominciano a sparare inchiodando di nuovo gli uomini a terra, nonostante il fuoco d’inferno che l’artiglieria della brigata scatena sulla sommità del Ghebbio. Ricorda un testimone di Cuffiano, allora bambino: “Andò avanti così per tutto il giorno, le donne nelle cantine pregavano e piangevano per quei poveri figli, non lo scorderò mai”. Poi anche quell’ultima retroguardia tedesca abbandona la partita e si ritira, così finalmente il battaglione del maggiore Max occupa Ossano e Monte Ghebbio. Inizia così la corsa con i friulini dell’87°, verso Imola, dove entrano, da liberatori, insieme ai Polacchi. Anche questa ultima esaltante avanzata costa vittime, feriti, mutilati, specialmente fra i genieri della 643°, il cui compito è di aprire le strade e i sentieri, sgombrandoli dalle mine che i Tedeschi in ritirata, avevano sparso ovunque. Liberata Imola la Brigata Ebraica è rispedita ai suoi accantonamenti a Brisighella; mentre il gruppo di combattimento Friuli prosegue verso Bologna. Tratto da “La Brigata Ebraica – Fronte del Senio 1945”, di Romano Rossi. Per gentile concessione dell’autore. Scarica qui il testo originale in formato PDF |
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